UNA LEZIONE DI LAICITA’

4 Marzo 2008

Che cosa è successo alla Sapienza lo sappiamo tutti. E lo sdegno di fronte alla rinuncia di Benedetto XIV è stato generalizzato. D’altra parte l’impatto maggiore di questo nefando episodio si è registrato nel contesto universitario perché chiamato in causa in prima persona. Di particolare incisività è stato l’immediato impegno del rettore a riflettere sul discorso illuminante “donato ai docenti universitari e a tutti i giovani che nell’Università cercano la risposta vera alle loro più profonde domande di conoscenza”; peraltro subito onorato con l’incontro tenutosi in Aula Magna nel tardo pomeriggio di lunedì 5 febbraio durante il quale sono intervenuti Giorgio Israel, ordinario di Matematiche complementari alla Sapienza, Salvatore Veca, ordinario di filosofia all’Istituto di Studi Superiori dell’Università di Padova e Serena Vitale, docente di lingua e letteratura russa della Cattolica. L’intervento di Israel è stato a mio parere il più interessante, infatti è partito dalla definizione di laico tratta dal vocabolario per far comprendere come laico non significhi contrario alla religione, in netta contrapposizione con i 67 della Sapienza che vedono l’intervento del Papa come un attacco o almeno un’illegittima ingerenza della Chiesa nella loro laicità. Preoccupazione che troverebbe il suo fondamento in uno stralcio maldestro di un discorso del Papa, allora cardinale, sul buon Galileo Galilei. Ma la vera lezione di laicità viene direttamente dal discorso del Papa che parte dal chiedersi “Che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città?”. E qui si apre uno splendido, per chiarezza e lungimiranza, excursus sulla nascita dell’università medievale che nesce dal desiderio costitutivo dell’uomo di verità, in cui Benedetto XVI mette in evidenza come questa esigenza si declinasse poi nella quattro “arti”: medicina, giurisprudenza, teologia e filosofia. Ma la ricerca della verità resta e deve restare la preoccupazione principale dell’università, del nostro studio e delle lezioni dei nostri docenti nonostante,come il Papa ammonisce nella parte finale del suo discorso, le difficoltà che un tale modello di università trova nel panorama odierno. Laicità nel ruolo dell’università e laicità nell’intera portata del messaggio del pontefice, che conclude rispondendo all’interrogativo iniziale: “ Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà Al di là del suo ministero il Pastore della Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità.”. Non poteva esserci risposta migliore per i 67 della Sapienza. Un consiglio: leggetevi il discorso del Papa!


Scritto da niccolo bertelli (6) in Zoom

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