FACCIA A FACCIA - zoom GIUSTIZIA
4 Marzo 2008Faccia a Faccia è una rubrica dedicata all’approfondimento di temi di attualità.
Questo mese Giulia e Mario si sono interessati al tema della giustizia e hanno intervistato
l’avvocato Michelle Vanzetti e il giudice Riccardo Atanasio.
Qual è la sua professione?
[A]: Avvocato civilista .. anche se ora in realtà faccio la ricercatrice a tempo pieno.
[G]: Il giudice del lavoro.
Cosa le piace e cosa non le piace della sua professione?
[A]: Oddio che domanda tremenda! Della serie “vuoi più bene alla mamma o al papà?!” Non sarebbero davvero da farsi queste domande! Comunque che dire .. .. mi piacciono le materie di cui mi occupo: tratto soprattutto diritto processuale civile e diritto industriale e li trovo non solo interessanti, ma a volte addirittura divertenti. Mentre non mi piace il fatto di dover essere spesso costretta a leggere moltissimi e noiosissimi documenti.
[G]: In verità mi piace tutto. Mi piace fare il giudice. L’ ho desiderato fortemente, ci sono riuscito, credo in quello che faccio, penso di farlo anche abbastanza bene, quindi mi dà soddisfazione .. il mio ufficio funziona. Mentre non mi piace il fatto che non mi diano le strutture che vorrei. Un esempio per tutti: da vent’anni sono io che verbalizzo personalmente e da oltre dieci anni lo faccio col computer. Il risultato è positivo, perché i verbali del mio ufficio sono puliti e precisi, ma le assicuro che la fatica è tanta: interrogare, sentire gli avvocati, decidere, leggere i fascicoli e intanto scrivere .. insomma è davvero faticoso!
Definisca la giustizia italiana in tre parole.
[A]: Posso parlare solo della giustizia civile. Intasata, lenta e .. sinonimi. Poco di positivo purtroppo.
[G]: Sicuramente lenta; però direi anche tendenzialmente giusta, nel senso che cerca di essere giusta, cerca di perseguire la verità; ciononostante è davvero lenta, quindi in ultimo dico una giustizia che ha bisogno di essere modernizzata, che ha bisogno di più efficienza in tutti i sensi.
Cosa non va bene nella giustizia italiana?
[A]: Troppo pochi giudici soprattutto in relazione al numero degli avvocati. Non va bene che ci troviamo con l’ormai noto “collo di bottiglia”, non va bene che ci troviamo con questa sorta di “problema idraulico”.
[G]: Non va bene il fatto che sia lenta. Non può andar bene una giustizia che offre le sue soluzioni tardivamente. Io non credo alla giustizia che serve allo storico: la giustizia deve essere ripristinata in poco tempo, altrimenti è inutile.
Cosa va bene nella giustizia italiana?
[A]: Domanda di riserva? C’è?? No… mi faccia pensare… vanno bene le leggi, sì le leggi (civili) sono spesso buone, soprattutto i nostri codici, civile e di procedura civile del 1940-42. A volte si sente dire che, per risolvere i problemi della giustizia italiana, vanno innanzitutto riformate le leggi processuali, il rito civile, ma non è vero, io non lo credo: il problema è altrove.
[G]: Va bene il fatto che persegua l’obiettivo della ricerca della verità, a prescindere da quanto costi o non costi, come invece accade in altri Paesi.
Cosa pensa dei rapporti con la politica?
[A]: Penso che debbano essercene il meno possibile. Serve autonomia ed indipendenza, siamo in uno stato di diritto. E poi, occhio: non è la magistratura che perseguita i politici: sono tutt’al più i media!
[G]: Oggi in Italia sono particolarmente difficili. Tuttavia si tratta di rapporti “necessari”, dal momento che gli uni fanno le leggi, gli altri le applicano. Bisognerebbe che entrambi rispettassero reciprocamente i ruoli.
Cosa pensa della separazione delle carriere?
[A]: Penso che la separazione non serva. Ma è un discorso molto complesso: impossibile approfondirlo in questa sede.
[G]: Penso che non sia opportuna, anzi forse addirittura dannosa, dal momento che una separazione netta potrebbe trasformare il pubblico ministero in un poliziotto, quindi in un soggetto il cui compito è solo quello di trovare colpevoli, di consegnare colpevoli alla cittadinanza. Mentre proprio il fatto che giudici e pubblici ministeri abbiano una formazione comune consente di trasfondere nel pm la forma mentis del buon giudice, nel senso che oggi, dal momento che si forma insieme al giudice, anche il pm ha in buona misura la mentalità di perseguire la verità e non la ricerca a tutti i costi di un colpevole.
Cosa sbagliano gli avvocati?
[A]: Sbagliano a diventare avvocati!! No, scherzo .. il problema è che siamo in troppi e che davvero troppe sono le liti inutili. D’altra parte anche gli avvocati… tengono famiglia!
[G]: Forse il fatto di aver appoggiato riforme che sicuramente non vanno nel senso dell’efficienza. E’ vero che gli avvocati hanno gli strumenti per rallentare il processo, ma è altrettanto vero che i giudici hanno gli strumenti per non consentirlo. A volte la lentezza della giustizia è riconducibile ad una duplice responsabilità.
E cosa sbagliano i magistrati?
[A]: Ribadisco: sono troppo pochi, lavorano in strutture spesso fatiscenti, non ci sono abbastanza segretarie, non c’è un sistema informatico adeguato, le biblioteche sono per lo più sfornite… E poi c’è il deserto a palazzo di giustizia dopo le due del pomeriggio. Non è che lavorino poco, ma sembra che preferiscano portarsi il lavoro a casa. E’ buffo, ma se vede un tizio con un trolley alla mano nei dintorni del palazzo di giustizia, può star certo che è un giudice! Le carte sono così tante che la ventiquattrore non basta più!
[G]: Probabilmente anche loro dovrebbero porsi in un’ottica di maggiore efficienza. Ma non è affatto vero, almeno per quella che è la mia esperienza, che i magistrati lavorino poco.
Da avvocato/magistrato lei crede nella giustizia?
[A]: Sì, profondamente. Talora qualche sentenza potrà anche essere poco azzeccata, ma nel complesso ho fiducia assoluta.
[G]: Sì sì, ci credo.
E da cittadina/cittadino lei continua ancora a credere nella giustizia?
[A]: Altrettanto profondamente.
[G]: E certo. Tutti ci crediamo.
Cosa cambierebbe se ne avesse il potere e la facoltà?
[A]: Poiché sembra impossibile tanto diminuire il numero degli avvocati, quanto aumentare quello dei magistrati, rispetto ai processi civili potenzierei l’Alternative Dispute Resolution (ADR), le transazioni .. anche se di certo non aiuta in tal senso il fatto che nel nostro Paese quasi la metà delle sentenze di primo grado appellate venga poi riformata: difficile promuovere una transazione prima di un processo se non si può fare una prognosi sull’esito della lite.
[G]: Innanzitutto adeguerei il processo civile al processo del lavoro, senza alcun dubbio .. davvero .. sono sicuro che i miglioramenti sarebbero notevolissimi. Forse poi gli avvocati dovrebbero essere meglio selezionati: a volte se ne incontrano di certi davvero inadeguati alle responsabilità che hanno. E ancora, se ne avessi potere e facoltà, creerei maggiore comunicabilità tra avvocati e magistrati dal punto di vista della carriera, nel senso che farei in modo che gli avvocati più bravi possano anche fare i magistrati (ciò che peraltro già avviene in Cassazione con i Professori universitari). Infine un’idea nuovissima e molto attuale è quella dell’ufficio del giudice, ossia di affiancare al giudice tre/quattro collaboratori fissi: il giudice è più efficiente, produce di più, decide di più e al contempo i collaboratori imparano tantissimo, acquistano professionalità sul campo e se faranno gli avvocati, saranno più bravi, perché nell’ufficio del giudice si ha la possibilità di vedere molte più cause rispetto a quante se ne vedrebbero in qualsiasi studio legale. A tal proposito proprio in questi mesi sta partendo il progetto, nato a Milano dalla collaborazione tra l’Ordine degli avvocati, il Tribunale e la Corte di Appello, che appunto consente agli avvocati praticanti di fare un anno di pratica forense con un giudice civile o del lavoro.
MARIO CIGNO & GIULIA SASSAROLI
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