Disperazione Economica!
20 Marzo 2008
Il futuro Ministro dell’Economia, in caso di vittoria del PDL, Giulio Tremonti ha scritto un libro balzato di recente agli onori delle cronache per il suo attacco duro e a parer di molti insensato alla globalizzazione.
Le posizioni dell’ex Ministro non sono totalmente nuove nella sostanza, ma lo sono sensibilmente nella forma. Fino ad oggi Tremonti aveva espresso forti perplessità sulla globalizzazione, facendosi promotore di teorie protezionistiche (dazi, quote, …) verso i prodotti provenienti dall’Asia (Cina in particolare).
La critica alla globalizzazione, però, non è molto ben vista negli ambienti del centrodestra, da sempre ispirati, per stessa ammissione di Berlusconi, a quelle teorie liberal-conservatrici figlie di Reagan e della Thatcher. Tralasciando gli aspetti più o meno ideologici del peso delle dichiarazioni di Tremonti, analizziamo, invece, in maniera particolare, cosa viene proposto e quali sono le strade praticabili per migliorare la situazione nostrana.
Il problema principale non è decidere quali mezzi utilizzare per migliorare la situazione dell’Italia (nel nostro caso), ma che tipo di risultato si vuole raggiungere.
La via proposta da Tremonti si fonda sulla “lotta” al prodotto di importazione, attraverso barriere all’entrata per un periodo di tempo (dimenticando il trentennale blocco già applicato e con risultati pari a 0), che vuole portare le imprese italiane a competere con quelle del Sud-Est Asiatico sul costo del lavoro, dei prodotti in genere e delle materie prime.
Questa via, però, viene ritenuta molto difficile da percorrere secondo molti, perché la possibilità di competere con il mercato Cinese, privo delle elementari leggi sindacali, con costi di produzione e stipendi fuori mercato per le nostre imprese è impossibile oggi e lo sarà per moltissimo tempo; qualunque siano le politiche di aiuto alle imprese decise da qualsiasi Governo.
L’unica via percorribile è invece quella figlia della globalizzazione e basata sul vantaggio competitivo, ciò significa che l’unico modo per le nostre imprese di poter restare sul mercato, non presuppone una politica di competizione sui costi, ma sul miglioramento della qualità dei prodotti. Insomma le nostre imprese devono investire in capitale umano, non possiamo sperare di competere per le fasce basse del mercato dobbiamo puntare alle fasce alte.
Qualunque siano le posizioni una sola cosa sembra impensabile, che la globalizzazione oggi possa avere più effetti negativi che positivi; ed è quindi non credibile ritenere la globalizzazione un nemico da combattere, ma dobbiamo vederlo come un’opportunità da sfruttare per migliorare la situazione economica globale.
Gianluca Lanza
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Tags: globalizzazione, cina, economia, tremonti





25 Novembre 2008 alle 07:14
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