Silvio, fai qualcosa di liberale…

2 Aprile 2008

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Adesso basta. Il credito concesso è ormai terminato, il centrodestra nella persona di Silvio Berlusconi ha per oltre 14 anni parlato e venduto la propria cultura politica come liberale. Adesso però bisogna rispettare ciò che si è promesso e dare un’accellerata al processo di metamorfosi che dovrà far diventare il PDL il vero partito dei liberali.

I grandi cambiamenti necessitano di due mandati, si dice, portando come esempio la Thatcher e altri, ma bisogna anche essere onesti dicendo che bisogna avere il coraggio di dare il via a queste vere rivoluzioni liberali senza cercare di nasconderle servendole a piccole dosi. Abbiamo coniato termini figli del peggior democristianesimo (liberal-socialismo, socialismo liberale, ecc…) per mitigare il carattere innovativo della parola liberale con il più abbordabile (per il popolo) valore socialista. Per cambiare realmente le cose bisogna rischiare, non aver paura di andare contro i poteri forti, e questo è il momento migliore per farlo, l’ondata di antipolitica porta le persone a valutare tutte le innovazioni politiche con un occhio più oggettivo e meno idealista, ma forse il problema oggi anche nel centrodestra è che nonostante tutto nessuno è veramente liberale e la nomina di Tremonti al ministero dell’economia sembra più di un indizio.

Il programma presentato è già una dimostrazione di come il carattere liberale se c’è in questo partito è qualcosa di invisibile ad occhio nudo; l’idea di fondare il PDL sui principi rappresentati in Europa dal PPE è una scusa per continuare a difendere politicamente quei “valori” con cui ancora si raccatta qualche voto qua e là, dimenticando come del PPE faccia parte anche il Partido Popular Spagnolo, che di certo non si è contraddistinto nell’ultimo turno elettorale in spagna come baluardo dei valori cattolici, e se ha perso (come ricordano i filocattolici) le elezioni ha però guadagnato punti rispetto a quando, circa 5 anni fa, impostò una campagna elettorale all’attacco dei non valori di Zapatero.

Vogliamo che si rispetti il valore che il termine liberale rappresenta, e a chi ci taccia di essere meno dell’1% rispondiamo che lo sappiamo e ne prendiamo atto, ma allora si smetta di utilizzare la parola liberale e di storpiarla agganciandoci termini opposti (socialismo) per rispetto ai veri liberali (Von Mises, Friedman,….) e a chi liberale si sente veramente. Se fino ad oggi abbiamo votato tappandoci il naso e ritenendo il male minore (votare centrodestra) come l’unica possibilità adesso la delusione comincia a superare la speranza che prima o poi qualcosa cambi, e il non voto, mai preso fino ad oggi in considerazione come strumento di protesta, o la scheda bianca sembrano le uniche alternative valide.

Insomma non siamo disposti a vendere i nostri ideali per acquistare peso politico, vogliamo solamente che chi dice di difenderli lo faccia veramente e che si intraprenda l’unica strada possibile per risollevare il nostro paese, quella in cui si capisce che la globalizzazione non è un nemico ma un’opportunità e che l’unico modo per restare competitivi nel mondo è investire nel capitale umano e non cercare di affrontare la Cina sul terreno del costo del lavoro, che sarebbe una sconfitta in partenza.

Quindi Presidente guardi a quegli statisti che tanto le stanno a cuore, ma non si fermi alla durata dei loro mandati, si soffermi piuttosto sulle riforme, anche rischiose, che hanno effettuato e sui risultati che queste hanno portato, allora potrà veramente credere di aver creato in Italia un vero partito dei liberali.

 

Gianluca Lanza


Scritto da Gianluca Lanza (5) in Editoriale

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3 commenti a “Silvio, fai qualcosa di liberale…” - Guarda sotto


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  1. ale scrive:

    bel post, complimenti

  2. Nicola R scrive:

    Se posso darti del tu, ti dico che concordo pienamente con la tua analisi sul termine della cieca fiducia per il Silvio liberale del ‘94.
    Ne ho scritto a più riprese anche nel mio blog.
    Non condivido, invece, l’invito a non andare a votare. L’astensione “annega” nella marea di menefreghisti, di “grillisti” e di movimentini che hanno fatto lo stesso invito da posizioni estremiste, tipo supercomunisti e superfascisti, che non si rispecchiano in nessuno.
    Io ho sempre votato Forza Italia, fino ad oggi. Stavolta, però, sono indeciso sul da farsi. Sentire le dichiarazioni di tutti gli altri partiti mi fa venir voglia di turarmi il naso e votare PDL, perchè non sopporterei un altro governo di sinistra e tutte le fandonie che raccontano su Berlusconi, sulla giustizia, sul lavoro e via dicendo.

    Però, al tempo stesso, sono deluso dalla scarsa vena liberale del PDL ed anche del Berlusconi formato 2008 (nonostante qualche timido spunto, come le ultime dichiarazioni sull’aliquota massima al 33% e la battuta sugli evasori). Per questo, pensavo di concretizzare la delusione attraverso un voto di protesta “visibile”. Ecco perchè probabilmente voterò PLI. E’ un voto sprecatissimo (come il non voto, insomma), ma ha il vantaggio di essere “valutabile”. Se il PLI dovesse prendere, che ne so, 100.000 voti in tutta Italia, Berlusconi dovrebbe prendere atto che ci sono 100.000 persone liberali che non lo hanno votato. Se ci sono 10.000.000 di elettori che se ne stanno a casa, non è detto che siano stati a casa contro Berlusconi. Chiaro, no?
    Oltretutto, ci sono “rumors” su un possibile contenitore elettorale liberale per le Europee del 2009, dove i voti dei liberali potrebbero essere realmente valutati, senza la spada di Damocle del voto sprecato. Se il PLI dovesse raggiungere l’1% su scala nazionale, con i rimborsi elettorali potrebbe anche organizzare qualcosa di discreto in vista di quell’appuntamento. Non trovi?

  3. Gianluca Lanza scrive:

    concordo con il tuo ragionamento nicola, mi sembra un’idea valida anche se credo che i liberali non riusciranno mai in italia a contare come altrove (vedi USA). Speriamo solo che molte più persone si pongano questi interrogativi e forse un giorno qualcosa cambierà…

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